CSRD nel 2026

CSRD nel 2026

Nel dibattito tra imprenditori e manager, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è spesso percepita come un ulteriore onere burocratico. Nel 2026, tuttavia, questa lettura risulta sempre meno aderente alla realtà.

Obbligo normativo o occasione strategica per le aziende?

Le recenti decisioni della Commissione Europea e il profondo processo di semplificazione degli ESRS stanno ridefinendo il perimetro della normativa, trasformandola da esercizio formale di reporting a strumento informativo utile per la gestione e per il mercato.
Per molte imprese – anche non direttamente obbligate – la CSRD sta diventando un fattore competitivo, capace di incidere su accesso al credito, rapporti di filiera e capacità di pianificazione strategica. (ey.com)

Report

2024 Diversity, Equity, and Inclusion Report

1. Cosa cambia davvero con la CSRD nel 2026

Il 2026 rappresenta un anno di transizione chiave. A seguito del Pacchetto Omnibus presentato dalla Commissione Europea, l’ambito applicativo e il contenuto della CSRD sono stati significativamente rivisti.

Le principali novità sono:
● riduzione drastica delle aziende direttamente obbligate (circa –80% rispetto
alle stime iniziali);
● innalzamento delle soglie dimensionali (oltre 1.000 dipendenti);
● rinvio e scaglionamento delle tempistiche per alcune categorie di imprese;
● riduzione dei datapoint ESRS di circa il 60%. (kpmg.com)
Questo intervento risponde a una chiara esigenza di competitività: la sostenibilità deve produrre informazioni utili, non costi amministrativi sproporzionati.

2. La semplificazione ESRS: meno burocrazia, più decision‑usefulness

Il ruolo centrale in questa trasformazione è svolto da EFRAG, incaricata dalla Commissione Europea di rivedere e semplificare gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).
Nel dicembre 2025 EFRAG ha consegnato la propria technical advice con risultati molto
rilevanti:
● – 61% dei datapoint obbligatori;
● eliminazione delle disclosure volontarie;
● semplificazione della double materiality assessment;
● maggiore allineamento con gli standard internazionali (ISSB). (ey.com)
Il messaggio di fondo è esplicito: la CSRD deve generare informazioni rilevanti per decisioni economiche e finanziarie, non report descrittivi autoreferenziali.

3. CSRD e PMI: perché riguarda anche chi non è obbligato

Molte PMI del Nord Italia non rientrano formalmente nel perimetro CSRD. Tuttavia, questo non significa che la normativa sia irrilevante per loro.
La Commissione Europea ha chiarito che la sostenibilità è ormai un tema di catena del valore:
● le grandi imprese soggette a CSRD richiedono dati ESG ai fornitori;
● le banche integrano informazioni ESG nei processi di valutazione del rischio;
● le richieste verso le PMI tendono a standardizzarsi. (finance.ec.europa.eu)
Per questo motivo è stato introdotto lo standard volontario per le PMI (VSME), pensato per ridurre il carico informativo e facilitare la risposta alle richieste di filiera.

4. Da obbligo a leva strategica: quando la CSRD crea valore

Nel 2026, le aziende che ottengono maggiore beneficio dalla CSRD sono quelle che:

● integrano le informazioni ESG nel controllo di gestione;
● collegano sostenibilità, costi e rischi operativi;
● utilizzano i dati ESG per supportare decisioni strategiche.
La sostenibilità, in questo approccio, diventa:
● uno strumento di lettura anticipata dei rischi;
● un supporto al dialogo con il sistema bancario;
● un elemento di posizionamento competitivo nei confronti di clienti e partner.
(dart.deloitte.com)

5. Cosa osservano oggi banche e stakeholder

Nel 2026, banche e investitori non valutano più la sostenibilità come tema reputazionale isolato. Le informazioni ESG sono sempre più utilizzate come:
● indicatori di rischio operativo;
● proxy di resilienza;
● elementi di supporto alla valutazione creditizia.
Anche a fronte di un rallentamento dei flussi finanziari ESG, le autorità europee confermano che l’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali resta una priorità strutturale, non una moda passeggera. (fnlondon.com)

6. Il vero bivio nel 2026

Nel 2026, la CSRD pone le imprese di fronte a due possibili approcci:
● adempimento minimo, focalizzato sul rispetto formale delle regole;
● utilizzo strategico, orientato a migliorare pianificazione, controllo e dialogo con il mercato.
Le recenti semplificazioni normative riducono al minimo le giustificazioni per un approccio difensivo: oggi la sostenibilità può essere integrata senza burocrazia e con ritorni concreti.

Conclusioni

la CSRD come strumento di governo dell’impresa

La CSRD nel 2026 non è semplicemente un obbligo normativo attenuato. È un nuovo standard informativo europeo, che spinge le imprese a collegare sostenibilità, numeri e decisioni.

Per le aziende che colgono questa evoluzione, la CSRD diventa:
● un’occasione per rafforzare la governance;
● un supporto alla resilienza finanziaria;
● una leva strategica in mercati sempre più selettivi.

Fonti ufficiali utilizzate
● EFRAG, Technical Advice on Simplified ESRS, dicembre 2025 (ey.com)
● Commissione Europea, Omnibus Simplification Package & CSRD updates (kpmg.com)
● Commissione Europea, Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs (VSME) (finance.ec.europa.eu)
● Deloitte / EY Technical Briefings, ESRS Omnibus Updates 2026 (dart.deloitte.com)
● Le Monde / El País, analisi su semplificazione normativa UE 2025–2026 (lemonde.fr)

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